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Il bosco di via Quadronno
La straordinaria avventura di tre ragazze sulle tracce delle ultime streghe di Milano

Dario Malini| Liberodiscrivere | 2007 | ISBN 978-88-7388-121-6 | 98 pp.


AutoreDario Malini
Dario Malini nasce a Milano nel 1962. Sino a vent’anni si dedica essenzialmente allo studio del pianoforte. In seguito, la sua natura scombinata lo indirizza verso la fotografia, il disegno e l’incisione. Non contento di tanti improduttivi sforzi, decide di riversare fobie, irrequietudini e passioni anche nella scrittura. (fonte: www.liberodiscrivere.it)

Quarta di copertina[..]Fantasy cittadino, era la spinta iniziale a questo percorso. Una delle strade che più ci piacerà di battere nella nostra collana fantagrafica, e Dario Malini ha osato per primo, addentrandosi nel genere con una destrezza e una prontezza espressiva davvero ammirevoli. Piano piano, ma senza cesure, ci porta per mano assieme alle tre ragazze che si trovano, quasi per gioco, sulle tracce delle ultime streghe di Milano, quelle che, lungi dall’essere sinonimo di paura o di crudeltà, sono invece la strada per tornare alla poesia, come si scoprirà alla fine del racconto. E ci lascia entrare nelle ossa e nel sangue l’emozione…

NoteIllustrazioni di Alessandro Fantini - (Deviantart Gallery)
Casa Editrice Liberodiscrivere (approfondimento)
Anno di Pubblicazione2007
LinguaItaliano, alcuni personaggi dialogano in lingua milanese

Da : www.lombardiaineuropa.it , Paolo Lezziero

«Il bosco di via Quadronno», edito da Liberodiscrivere, è un libro «fantasy» che ci riporta alla Milano delle «Strie», le streghe che avrebbero «esercitato» tanti e tanti anni fa in una foresta esistente nel centro cittadino, per poi alla fine finire bruciate su roghi dopo giudizi sommari.
E' Dario Malini, appassionato di fotografia, disegno e incisione, e in questo caso di scrittura, a portarci, con suspence e amore della storia antica, nei sotterranei di una città misteriosa che ancora potrebbe esistere, facendo anche un’operazione culturale, con la storia della Milano del periodo medioevale, o anche una base per una serie di racconti da inserire in un libro per ragazzi. «Per questa e per altre ragioni - scrive nell'introduzione Anna Maria Fabiano - io ritengo che questo libro dovrebbe essere diffuso in tutte le scuole del Milanese e dovrebbe fare bella mostra di sé in tutte le librerie cittadine».
Le protagoniste sono tre ragazze, Sabrina, Barbara e Chiara, che si sfidano in bicicletta dall'Arco della Pace al portone d'ingresso al cortile del Castello Sforzesco. Ed è lì che Sabrina scopre «la cosa» anomala rispetto al resto di una città indaffarata e rumorosa, una donna vestita di nero arrivata chissà da dove. Lei scivola dalla bici, e quando è raggiunta dalle amiche, il personaggio scompare. Segue la scoperta di un amuleto, con tre serpenti attorcigliati uno nell'altro, con un quarto rettile che si morde la coda, che richiama un mondo antico e misterioso. Infine, con il loro amico Rocco conoscono «la Colubro», «donna d'età indefinibile, priva della gamba destra... l'anima nera del Parco Sempione, una vera e propria strega».
L'avventura comincia seguendola verso via Laghetto fino a un portone che si apre e si chiude dietro di lei. La seguono e comincia un dialogo in meneghino puro: «Tusann - dice lei con voce sibilante - Vori savè perché me vegni adrè». E quando Chiara estrae l'amuleto la Colubro conferma che ci sono ancora «I strii», le streghe, affermando sempre in dialetto che «certe curiosità possono costare care». Le ragazze vengono accompagnate in via Quadronno dove «una ‘olta gh’era un grand bosch», e lì si trovavano le donne, gli animali, che venivano mangiati, tutti al servizio della «Domina Ludi», la signora del gioco.
E da lì comincia il viaggio sotterraneo delle ragazze, dopo che un loro professore le aveva informate sullo stemma di Milano, il famoso biscione riportato dall'amuleto che avevano trovato. Una lucertola le aveva guidate «all'intero di una apertura rettangolare, ricavata nel fossato del castello e coperta da qualche asse di legno». All'altezza di via Dante scoprono un altro personaggio, una strega seduta su un trono di legno, che si alza nel suo metro di altezza e comincia a bere vino e a cantare sempre in dialetto. Cercando la via di uscita scoprono un'altra figura femminile dall'altra parte di una pozza d'acqua, che le strapazza: «E voi che ci fate qui?», anche se poi offre loro cibo e bevande. Arrivano sotto via Quadronno, la località del bosco antico, e trovano «donne di ogni età sedute alla rinfusa attorno alla “Signora” di cui ascoltano i meravigliosi racconti, con altre ragazze che ballano e cantano sempre in dialetto». «Siete state brave, ragazze mie», conclude la Signora. «Quando sarete fuori di qui, non state a cercare l'utilità di quanto v'è successo: non è l'utile a rendere preziosa una storia… la vostra avventura è durata solo poche ore e nessuno ha notato la vostra scomparsa».
Il racconta termina con una annotazione sulle tre protagoniste: «I racconti di chi era sul posto dicono che in piena via Quadronno sono comparse all'improvviso tre ragazzine malridotte, sporche e spettinate… che si sono abbracciate emettendo grandi urla gioiose… poi si sono allontanate mentre un vento repentino stormiva fresco fra i tetri palazzi come tra le fronde di un bosco».
La parte finale del volume, splendidamente illustrato dai disegni di Alessandro Fantini, un pittore esperto anche in Storia dell'Arte che espone in personali, collettive e performance di buon livello, presenta una conversazione con l'autore Dario Malini, «Quando a Milano volavano le streghe», che conferma l'esistenza «ben oltre l'anno mille, nella zona attraversata da via Quadronno, di un boschetto ritenuto sacro dove si teneva il ritrovo delle streghe la notte della vigilia di Ognissanti… Erano celebrazioni segrete, perché rischiavano particolari persecuzioni, anche se c'è poco materiale per raccontarle. Esiste solo un documento straordinario - conferma lo scrittore - la trascrizione della sentenza di un processo svoltosi a Milano nel 1390… Le imputate, Sibilla e Pierina, furono condannate per eresia “recidiva”… e arse vive in Piazza S. Eustorgio».
Il giudizio di Dario Malini è positivo su quell'epoca: «La civiltà delle streghe - conferma - nel caso fosse sopravvissuta, avrebbe potuto arricchire il nostro modo di intendere il mondo e la vita».
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