D: Cos'è Domà Nunch?
R: L'associazione Domà Nunch rappresenta un movimento di persone e gruppi i quali si sono posti come obiettivo la promozione dell'idea d'Insubria, nell'ottica di superare gli attuali anacronistici confini statali e regionali, operando inoltre per una tutela totale e d'avanguardia del patrimonio storico, linguistico, ambientale dell'Insubria stessa, ponendo sempre gli interessi della Terra in posizione prioritaria. Per noi tutti gli uomini, animali, piante, terra, aria, elementi naturali d'Insubria costituiscono una rete complessa in delicato equilibrio, non riproducibile perché unica al mondo. Questo insieme costituisce la Nazione, ovvero il luogo dove siamo nati, che è il bene più prezioso perché fonte della nostra stessa vita.
D: Sono anch'io un nativo d'Insubria?
R: Essere nativi non si riferisce né al colore della pelle, né alle proprie origini genetiche. Semplicemente si riferisce all'essere guardiani del tesoro comune della nostra Terra Madre, l'Insubria. Per molte culture native del mondo vi è un'unica parola che designa "il nostro luogo sulla terra" e "la nostra lingua". Ciò significa che la Madre Terra ha insegnato la lingua agli umani che l'abitavano. La forma in cui molte culture sono vissute è il parlare la lingua che la Terra ha offerto loro come insegnamento. Anche molte culture native utilizzano la medesima radice per denominare la Terra e il corpo umano. Ciò significa che la carne del nostro corpo non è nulla più che pezzi di Terra che noi incorporiamo attraverso le cose che la Terra ci offre e che noi mangiamo. Noi siamo parte della Terra, del luogo che abitiamo. Essere radicati nella nostra Terra, conoscere e parlare la lingua che la nostra Terra ci ha offerto, essere custodi dei luoghi in cui viviamo e prendercene cura, tutto questo vuol dire essere nativi nel XXI secolo. Significa avere cura dei posti in cui viviamo: oggi, essere nativi in Insubria significa difendere la nostra Terra Madre dalle aggressioni che subisce, significa sviluppare sistemi di sussistenza che rispettino la vitalità e la salute degli ecosistemi, significa utilizzare la lingua che la Madre Terra Insubria ci ha offerto. Non riconoscere tutto ciò e non celebrarlo vuol dire essere derubati della lingua e derubati della Terra: vuol dire essere una persona senza un luogo.
D: Cosa vuole Domà Nunch in termini "politici"?
R: In primo luogo difendere la Terra d'Insubria e di conseguenza tutelare i diritti dei nativi e di coloro che si sentono sinceramente figli, anche adottivi, della nostra Terra. Domà Nunch ritiene inoltre che non solo l'Insubria debba essere protetta, amata e preservata nella sua peculiarità, al pari delle altre terre d'Europa e del mondo, ma che i suoi figli abbiano il dovere etico di farla tornare ad un ruolo di primo piano nella Storia, così come fu dall'antichità al XVIII secolo.
Partendo dal presupposto che l'Insubria è già basata sull'unità storico-socio-culturale dei suoi abitanti, fattore che resta un dato di fatto esistente e indiscutibile, Domà Nunch ritiene che gli abitanti d'Insubria debbano:
- Percorrere la strada dell'autonomia politica, amministrativa ed economica sperimentando forme di cooperazione e solidarietà innovative fra le sue popolazioni. E' necessario porsi sulla strada del superamento degli schemi dei cosiddetti "Stati nazionali" (ormai imbalsamati, burocraticizzati e irrispettosi delle differenze), sfruttando le opportunità offerte dalle nuove e moderne forme di Comunità umane, quali le Euro-Regioni, le aggregazioni di tipo federale e confederale e forme di de-centralizzazione del potere già esistenti in Europa, come sta avvenendo del resto in Catalogna, in Scozia e Galles, nei Länder tedeschi, nelle Fiandre e in Vallonia.
- Promuovere, di conseguenza, la riunificazione dei suoi territori oggi divisi fra le Regioni Lombardia e Piemonte, oggi appartenenti alla Repubblica Italiana, e il Canton Ticino e le valli grigionesi insubri, oggi appartenenti alla Confederazione Elvetica.
- Proporre un nuovo progetto di aggregazione politica, ovvero la Confederazione Insubre, moderna, finalmente slegata dal giogo tributario, economicamente autonoma, radicalmente ambientalista, burocraticamente leggera, basata sul modello statuale elvetico e aperta al mondo esterno.
D: Cosa vuole Domà Nunch per l'ambiente e il territorio?
R: Domà Nunch crede che il retaggio culturale che ci proviene dalla Storia, la coscienza presente della propria identità, e il futuro delle nostre popolazioni siano strettamente connesse alla sopravvivenza dell'ambiente naturale, ovvero dello spazio reale e concreto in cui viviamo. Purtroppo il futuro della Terra d'Insubria è stato profondamente minato negli ultimi decenni, raggiungendo oggi il limite del punto di rottura, a causa dell'oblio delle proprie radici, della riduzione progressiva degli spazi naturali, dell'eccessivo sfruttamento del territorio, ormai sovrappopolato e cementificato, della mancata educazione a vivere in contatto con la propria Terra, della scarsa considerazione che noi abbiamo di noi stessi e del nostro Popolo.
La filosofia da noi promossa si può chiamare eco-nazionalismo, e consiste nel maturare la coscienza secondo la quale, all'interno di un territorio (la Nazione), esiste interdipendenza fra ogni elemento vivente e non: ogni gesto compiuto nei confronti dell'ambiente presuppone la responsabilità delle conseguenze che esso produce. Pertanto Domà Nunch rifiuta il concetto di sviluppo sostenibile, che consiste puramente nel rimandare lo sfruttamento delle risorse al futuro, bensì ritiene che l'uomo abbia la facoltà di utilizzare le risorse della Terra, inclusa l'occupazione della sua superficie, entro quei limiti di buon senso che hanno sempre fatto parte della nostra cultura, e pertanto rifiuta la concezione per la quale i frutti della Terra sono a completa disposizione dell'uomo.
A conseguenza di ciò riteniamo:
- che l'Insubria sia sovra-urbanizzata e oltremodo cementificata e sia quindi necessario contrastare ogni ulteriore edificazione del territorio, e che anzi si inverta la rotta affinchè non solo si tutelino le aree naturali residue, ma se ne ripristino di nuove, con particolare attenzione ai corridoi ecologici;
- che buona parte dell'Insubria sia sovrappopolata, come dimostrano i dati sulla densità abitativa dell'area metropolitana e pedemontana, e che quindi la nostra Terra subisca ancora una terribile e insostenibile violenza a causa dei fenomeni migratori in corso, fenomeni che il territorio non è in più in grado di assorbire, fra l'altro riducendo a zero la possibilità che grandi masse di persone si integrino realmente nella cultura insubre;
- che il sistema delle infrastrutture sia congestionato a causa dell'elevato tasso di popolazione e dell'indiscriminato consumo del territorio, così come per la mancata pianificazione e per la scelta, tutta italiana, di preferire i trasporti su gomma rispetto ad altre soluzioni disponibili; a nostro parere la costruzione di nuove strade non risolve i problemi, ma nel migliore dei casi non sortisce alcun effetto o, al contrario, induce nuovo traffico a riversarsi per le strade, cui solitamente si accostano nuovi insediamenti commerrciali e industriali, instaurando un circolo vizioso mortale per l'ambiente naturale e la salute dell'uomo;
- che i politici e gli amministratori che ancora sostengono lo sviluppo edilizio, infrastrutturale e demografico sono da fermare al più presto possibile, costituendo iniziative di protesta diffusa;
- che le piante e gli animali d'Insubria, nostri fratelli perché figli della stessa Madre, debbano avere i loro spazi naturali in cui vivere e riprodursi, come è sempre stato nella Storia, e che il diritto che alcuni uomini si arrogano di distruggere le loro aree vitali per le espansioni urbane è inaccettabile, irresponsabile e eticamente condannabile.
D: Cosa vuol dire essere eco-nazionalisti?
R: Essere econazionalisti non è aderire ad un'ideologia, a un partito, a un'associazione specifica. Econazionalismo è il ritrovarsi negli aspetti tipici di noi, gente d'Insubria: il buon senso nel quotidiano, la responsabilità delle proprie azioni, un'attenzione specifica per la terra su cui mettiamo i piedi, un sobrio orgoglio per il proprio popolo e la propria storia, l'impossibilità di restare con le mani in mano davanti ai problemi.
Econazionalista è chi desidera svegliarsi un bel mattino e rivedere l'Insubria più verde, più equilibrata, più vivibile non solo per l'uomo, ma per tutti i viventi che essa ospita; una terra dove sia normale che qualcuno osi soffermarsi davanti a una roccia, a un corso d'acqua, a un albero isolato, a una nuvola colta a spostarsi lenta nel cielo; una terra sottratta definitivamente alle mani sporche degli speculatori, dei politici ignoranti o interessati, di tutti coloro che ne vedono solo una fonte di guadagno; una terra dove ci si possa opporre all'abbattimento di un bosco "perché noi amiamo quel posto" e ciò sia abbastanza; una terra dove anche noi potremo dire "qui nessuno è straniero", perché chi vivrà nella nuova Insubria sentirà forte l'amore per l'ambiente e per gli uomini e sarà quindi necessariamente una persona integrata, non più uno sradicato, ma un vero figlio e fratello.
D: Cosa fa nella pratica Domà Nunch?
R: Ogni azione di Domà Nunch è tesa a sensibilizzare la popolazione riguardo le emergenze e le problematiche più urgenti del nostro territorio, proponendo sempre un approccio pratico, di buon senso e mai ideologizzato, cercando di influenzare le scelte della politica pur non facendone direttamente parte. I temi di cui ci occupiamo spaziano dall'attualità, alla lingua, alla storia, all'ambiente e sono discussi e promossi tramite:
- il nostro sito internet;
- la rivista El Dragh Bloeu;
- serate e convegni di una giornata su temi specifici;
- campagne, volantinaggi, manifestazioni di piazza;
Fra tutte le questioni, quelle di carattere ambientale ed ecologiche sono trattate con assoluta priorità all'interno delle attività associative. Fra le iniziative recentemente organizzate, si menziona la "Giornata dell'Ambiente", che ha avuto luogo l'8 luglio 2006. La giornata, nata grazie alla collaborazione con il Comune di Briosco e l'Associazione Culturale Brianze, ha avuto come scopo la sensibilizzazione della popolazione locale circa la protezione degli ambienti naturali brianzoli e in commemorazione del trentennale della tragedia di Seveso. Nel 2007 sono in programma alcuni convegni: fra questi il "1° Forum sulle emergenze ambientali in Insubria" e la tavola rotonda "Il Milanese, la nostra lingua".
D: Cos'è El Dragh Bloeu?
E' la rivista aperiodica facilmente scaricabile in formato .pdf sul nostro sito internet [ www.eldraghbloeu.com], sul quale sono comunque visionabili anche i singoli articoli in formato testo. El Dragh Bloeu e il punto di riferimento per scoprire le idee dell'associazione e i dibattiti in evoluzione. E' anche disponibile a colori in versione cartacea durante le nostre manifestazioni.
D: Da quanto tempo esiste Domà Nunch?
R: Il gruppo è stato presentato nel Febbraio 2006 a Milano e durante una serie di serate in diverse località (Varese, Pregnana Milanese, Stresa, Casatenovo, Barlassina…), sebbene il gruppo si sia ufficiosamente costituito già al tempo della riapertura della rivista El Dragh Bloeu nel giugno 2005.
D: Com'è strutturato Domà Nunch?
R: Attualmente l'associazione è gestita da una Dieta, che ha funzione decisionale e organizzativa; da essa dipendono le sezioni territoriali (sezioni cantonali), e le tre sezioni redazionali, ovvero la Redazione de El Dragh Bloeu, la Division per la Lengua (DPLL), dedicata allo studio e alla promozione della lingua milanese, e la Redazion Spòrt, che segue le squadre insubri, con particolare attenzione per gli sport minori.
D: Fino a dove arriva l'Insubria?
R: L'Insubria è una Nazione naturale: non è una realtà giacobina e congelata come gli Stati moderni i cui confini sono spesso tracciati per convenienza dei potenti alla faccia del volere delle popolazioni, della loro Storia, della loro lingua. Sicuramente esiste un cuore dell'Insubria che è riconoscibile per comunanza di vicende storiche, lingua naturale, fattori ambientali: essa va dal Passo del Gottardo al Po, e dalla Sesia all'Adda. Ciononostante altri territori potrebbero essere considerati insubri sia per aver condiviso parte della propria storia con l'Insubria vera e propria, sia perché oggi subiscono gli stessi problemi ambientali, sociali e politici: pensiamo ad esempio all'alessandrino, alla città di Vercelli, alle valli Brembana, Seriana e Camonica, al piacentino. Si può parlare così di una Grande Insubria. La Capitale dell'Insubria è Milano, sin dai tempi dei primi insediamenti protostorici, fino al Ducato di Milano, che esistette fino all'inizio dell'800, per arrivare ad oggi, dove il ruolo economico e sociale di Milano resta indiscutibilmente prioritario nonostante non abbia più il riconoscimento di Capitale di uno Stato indipendente.
D: L'Insubria è mai stata uno Stato indipendente?
R: Certo che sì, e in differenti periodi della sua lunga Storia. Milano fu fondata attorno al 590 a.C., dagli Insubri, ai quali fece capo una vasta Federazione di popoli grosso modo stanziati fra Sesia e Brembo, che fu sconfitta solo nel 222 a.C. dall'esercito Romano. In realtà ancora nel 197 a.C. Romani e Insubri sottoscrissero un foedus aequum, col quale la capitale insubre rimane autonoma, ma perse il predominio sui Celti della pianura padana. Sono quindi quattro secoli di reale indipendenza, sebbene si debba considerare che ancora precedentemente gli Insubri e i loro antenati golasecchiani sono stati popoli liberi per millenni.
Un nuovo momento di unità nazionale si ha con la costituzione dello Stato e Ducato di Milano, avvenuta ufficialmente nel 1395 per opera di Gian Galeazzo Visconti, che riunificò tutta l'Insubria (così era chiamato il territorio del Ducato) e più sotto la sua Signoria, ponendo le basi per un dominio che, passando per gli Sforza e l'Impero, prosperò fino all'epoca napoleonica. Nel 1797, infatti, il Ducato cessò così di esistere ed i suoi restanti territorî formarono la parte centrale della costituenda Repubblica Cisalpina, di cui Milano divenne la capitale. Lo Stato d'Insubria medioevale e moderno fu quindi indipendente per altri 402 anni.
D: Ma l'Insubria non è la "Regione dei Laghi"?
R: Anche, infatti in Insubria esistono parecchi e stupendi laghi, ma, così posta, questa definizione è assolutamente scorretta. Molti infatti, sbagliando, credono che l'Insubria sia limitata alle Provincie di Como, Varese, Lecco, Verbania, Novara e al Canton Ticino, basando l'equivoco sul fatto che l'Unione Europea, nel 1995, ha lì costituito la Regio Insubrica, una comunità di lavoro transfrontaliera promotrice d'iniziative economiche e sociali. In realtà l'unica Insubria che si sia mai conosciuta è quella con al centro Milano e che include anche tutta la bassa fino al Po, ovvero la Lomellina, Pavia, Lodi, Crema, Cremona, per non dimenticare la Valtellina e la Valsesia (vedi domanda n.8). Questa è l'Insubria degli antenati golasecchiani e celtici, nonché quella del glorioso Ducato, che avevano proprio per Capitale Milano e mai si sarebbero limitate a una piccola Insubria collinare o lacustre!
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